sabato 27 dicembre 2008

Ars Birraria trionfa al Concorso Nazionale per Homebrewers

Comunicato di Ars Birraria
Ars Birraria (e tutto lo Staff del Villaggio della Birra) è orgogliosa di comunicarvi che la birra prodotta durante la cotta pubblica di Settembre a Buonconvento ha vinto il primo premio al concorso nazionale per homebrewers XMAS 2008 (Lurago Marinone).


La birra è una American Pale Ale ed è stata prodotta dai soci Carlo e Francesco con luppoli di origine americana coltivati da Francesco.La ricetta è disponibile qui.

Siamo felici di essere riusciti a creare un'ottima birra nonostante le difficoltà che si possono incontrare durante una cotta pubblica!Ringraziamo Gianni di Birrerya - TNT Pub per l'opportunità che ci ha dato e tutte le persone che hanno partecipato all'evento!A presto!

't Smisje Dubbel IPA


Quanta fantasia, e soprattutto, che bella mano! Dalla de Regenboog, ultimamanete, stanno uscendo solo ottimi prodotti, soprattutto quando vengono abbandonate alcune (secondo me, estreme e discutibili) sperimentazioni Questo “mostro” di 10°, una double IPA in pieno stile american IPA, con ben 60 IBU di amaro è veramente uno spettacolo, potente, caratterizzata, quasi unica: un connubio quasi perfetto fra lievito belga e luppoli americani (4), fra i quali Amarillo e Cascade, che fanno di questa birra il regno del luppolo citrico. E’ questo sentore infatti che la caratterizza: un agrumato, citrico, diffusissimo, insieme alla parte amaricante del luppolo, che nel gusto poi si volge ad un dolce fruttato e fiorito legato alla struttura e composizione del lievito. Ha un colore orange abbastanza opalescente, con dentro una grande quantità di lieviti in sospensione. La schiuma: la schiuma è uno spettacolo, anche in questo caso (come nella Kuveè elektrik) è enorme, cremosa e persistente, sembra quasi la schiuma pannosa di un’ottima weisse, e permane a lungo, a lungo a lungo... Ed è la cornucopia dalla quale esce di tutto: il limone e l’agrumato del luppolo, sensazioni terrose e rustiche, un lievito fruttato e invadente. Il corpo è sì robusto, ma non eccessivo: a trovargli un mezzo difetto, il dolce el’abboccato del finale è un pochino troppo stravolgente rispetto all’amaricante e al citrico dell’inizio, ma tant’è, forse è voluto. Frizzante e scattante, lascia la bocca molto pulita, con il retro della lingua e del palato ben caratterizzati dall’amaro del luppolo, in un finale lungo e molto pulito. Alc. 10% vol ©Alberto Laschi

Leffe de Noël


Birra natalizia della InBev, prima prodotta esclusivamente per il mercato francese, adesso “importata” anche in Belgio. E comunque, la differenza si nota; la differenza fra la grande produzione e la produzione artigianale. Birra decente, che si fa bere, ma che lascia poche tracce, avendo poca personalità. Poi possono dire quello che vogliono, e lo mettono anche per scritto sull’etichetta: usati i migliori malti e i luppoli più pregiati, rinverdita l’antica tradizione …. Etc. etc. Ma la differenza c’è e si sente (o si vede). Sembra una Vieille Cuveè un po’ meno alcolica e maltata, incrociata con una Radieuse (che è un pochino più speziata). Il risultato è una birra ambrata limpida e brillante, dalla schiuma bianca e poco persistente. Di media frizzantezza ha una certa indeterminatezza fra gli aromi e il gusto speziati e una sensazione abbastanza rotonda e !acquosa”; sul finale si avverte anche un po’ di tostato e medicinale. Si beve, ma ne resta poca traccia, anche della componente alcolica, che comunque si avvicina ai 7°. Alc. 6.5% vol ©Alberto Laschi

Gaverhopke Kerstbier



Mah, una birra davvero … speciale; non facile da bere; alla fine, anche un po’ stucchevole. Forse hanno voluto strafare e ci sono andati con la mano pesante sul versante delle spezie: il risultato è una birra un po’ troppo estrema nella caratterizzazione fruttato/speziato, coerente con se stessa, ma che si affronta con una certa quale difficoltà gustativa. E’ una strong ale ambrata, 8° alcolici ma non si avvertono più di tanto, con una schiuma fine a bolle grosse, non molto persistente. Il naso è il regno della complicazione: inizio fruttato, poi viene fuori una marcata caratterizzazione di tipo “gelatinosa”, un po’ troppo invadente. Si sente un mix di spezie, dalla cannella al chiodo di garofano, ma a me è venuto subito in mente un aroma tipo ginepro, bacca, amarena, in un insieme un po’ troppo stucchevole. In bocca è rotonda, abbastanza morbida, dalla frizzantezza sarsa; anche al gusto prevalgono (troppo) note di caramello, dolce, molto dolce, con incursioni gustative di frutti di bosco, ciliegie e/o marene, fragola e lo stesso sentore di bacca di ginepro che si avverte al naso. Difficile da bere, perché satura molto il palato, la apprezzeranno tutti coloro ai quali piacciono birre molto dolci, abboccate. Qui di luppolo ce n’è ben poco, ma ne sarebbe servito un po’ di più per “pulire” un palato fin troppo facile da saturare. Alc. 8% vol ©Alberto Laschi

mercoledì 24 dicembre 2008

Buon Natale


Buone feste dallo staff di Birrerya.com


lunedì 22 dicembre 2008

Zinnebir X-mas 2008

Buona, veramente molto buona questa Christmas Beer de La Senne: asciutta, con carattere, molto beverina. Ha un bel colore ambrato, netto e pulito, abbastanza cupo e una bella testa si schiuma, corposa e cremosa, fine e persistente. L'aroma ha un tocco di grazia: è rustico, ma non grezzo, accattivante, colpisce subito con note speziate e tostate, con una netta prevalenza d quest'ultime. Ha l'odore della terra bagnata, del legno muffato, con un tocco di agrume e di spezie candite. Il corpo, poi, di questa birra è al top per equilibrio e bevibilità. All'inizio va giù che è un piacere, veramente drinkable, ingannevole per semplicità; una volta "assecondata" questa prima sensazione emerge in tutta la sua completezza un gusto asciutto e pulito, non ricchissimo ma ben carratterizzato. Netto il sapore amarognolo del finale, che condiziona lingua e palato, dopo che si sono alternati il sapore di un malto ben tostato, un lievito pepato e piccante, un luppolo asciutto e secco. Veramente buona, dalla persistenza mediamente prolungata, perfettamente abbinabile con dolci natalizi come pandoro e ricciarelli. Alc. 7% vol ©Alberto Laschi

venerdì 19 dicembre 2008

Stille Nacht 2008


Anche quest’anno si è dato da fare, il buon “birraio matto”, la sua Stille Nacht ha visto la luce, ed è a disposizione di molti, ma non di tutti, vista la sua non facilissima reperibilità. E anche quest’anno è birra aggressiva, nella gradazione (12°) e nella costruzione, rocciosa di alcool (27° Plato, che ne fa la birra belga con la più consistente densità alcolica) e calda. Continuo a trovarla, personalmente, un po’ “difficile” da bere, preferendole una Dulle Teve, ma le va riconosciuta una signorilità e uno charme indiscutibili. Malto Pale e zucchero candito nella fermentazione, luppolo Nugget, un lievito leggermente aspro ne fanno una birra dalla forte personalità, con un lattico leggermente più esaltato rispetto alla versione precedente. Resta inalterato l’equilibrio generale, complesso ma stabile, con una forte componente maltata che la sposta inizialmente su di un versante fruttato e floreale, che un luppolo netto e deciso riconduce poi nei binari di una pulizia generale molto ben impostata. Calda e riscaldante, “dura” da buttare giù, lascia un buonissimo ricordo di sé, inconfondibile: la stille Nacht non la confondi con nessun’altra, e se si ha la pazienza di lasciarla invecchiare con calma, come consiglia anche Kris, penso possa riservare più di una soddisfazione. Alc. 12% vol ©Alberto Laschi

De Ryck Christmas P.A.


Non so se è casuale o meno, ma le birre “marcate” De Ryck di quesata brouwerij sono un mezzo gradino sotto quelle marcate Arend. L’avevo notato un po’ con la Special, ho avuto una mezza conferma con questa birra di Natale. Il colore è accattivante, un bell’ambrato carico, quasi mogano, che ricorda un po’ lo splendido aspetto della Balzello (tanto per citarne una), la schiuma fine e cremosa, non molto persistente. Passando poi alla degustazione, questa birra non chiarisce subito le idee: l’aroma non è particolarmente ricco, un sottofondo di caramello, una nota di malto tostato, un odore un po’ gommosso di biscotto, un amarino finale di luppolo. E’ il gusto che “spiazza” un po’ di più: ti lascia indeciso fra un abboccato di toffee e mou e una (piccola) astreingenza come di frutta rossa un po’ aspra (susina), ma il tutto un po’ fuggevole. Non che sia cattiva, ma ci metti un po’ per capirla, perché nel finale (relativamente complesso) si ribaltano un po’ le indicazioni/sensazioni maturate in precedenza. Buona per i formaggi semimorbidi e i caprini. Alc. 6,5% ©Alberto Laschi

mercoledì 10 dicembre 2008

Slaapmutske Tripel



Una classica Tripel del Belgio, robusta, rotonda, alcolica abbastanza, beverina il giusto. Nulla aggiumge e nulla toglia al range: ci sta dentro, ma senza eccellere o distinguersi. Alta fermentazione, rifermentazione in bottiglia, il colore gli deriva dall’uso di malto pale e di orzo non tostati, 2 tipi di luppolo da aroma. Ha bel colore oro antico, una schiuma fine e non molto persistente, e un buon naso, la parte sicuramente migliore della birra. Leggero e fresco, morbido di malto e ben speziato, abbastanza intrigante. Il resto è nella norma, quasi anonimo : forse un capellino troppo robusta di alcool, che ne limita un po’ la bevibilità, e una quasi assenza di varietà gustative, un po’ monocorde sul malto. Finisce tranquilla e regolare, fin troppo..

Alc. 8% vol ©Alberto Laschi

lunedì 8 dicembre 2008

Slaapmutske Bruin

Il colore, un bel marrone scuro, è dovuto all’impiego di diversi malti dalle varie gradazioni di colore ; in più viene usato luppolo da aroma e coriandolo, insieme ad altre spezie che conferiscono a questa birra un sentore mediamente speziato e una buona variabilità nel gusto. Ha schiuma a bolle grosse, abbastanza persistente. Ha naso fresco, abboccato e ricco di caramello, senza essere troppo gommoso, e leggermente speziato. Al palato si presenta rotonda e morbida, corposa, ma dalla buona bevibilità, caratterizzata da sentori diffusi di malto, di frutta rossa matura, con un finale piccante e leggermente speziato. Asciutta ed equilibrata, finisce discretamente lunga e persistente. Alc. 6% vol ©Alberto Laschi

Slaapmutske Blond

Birra ad alta fermentazione, rifermentata in bottiglia, brassata con acqua, malto di orzo e di frumento, lievito e luppoli americani da aroma. E’ una “classica” golden ale belga, ben bilanciata, rotonda e consistente, senza tanti voli pindarici, ma dal buon equilibrio generale. E’ di un biondo intenso, con una discreta schiuma, bianca e abbastanza persistente. Naso e corpo: robusti di malto, leggero sentore di miele, l’alcool ben presente e un luppolo diffuso e amaricante, più nel gusto che nell’aroma. Finisce morbida, equilibrata e corretta. Una birra buona da pasteggiare e sorseggiare con tranquillità. Alc. 6,3% vol ©Alberto Laschi

giovedì 4 dicembre 2008

Slaapmutske Brouwerij



Fin dal 1992 Danny de Smet, fondatore e proprietraio di questa brouwerij, ha cominciato a produrre in casa birra per uso familiare, mentre lavorava già alla Huyghe come ingegnere addetto alla produzione (della Delirium tremens). Insegna anche alla Ghent Brewing Highschool (Brewing technology and Quality Control) e dal 1999 decide di fare il « grande salto », cioè produrre in maniera professionale, aiutato da Patrick Scherlinck, che lavorava ancora alla Huyghe. Dal 2001 la produzione entra a pieno regime, e viene fatta in parte presso l’impianto di proprietà e in parte presso la De Proef Brewery. Il nome Slaapmutske (letteralmente « cappello di sonno ») deriva da un episodio legato alla nascita del figlio di Jan (e Marleen) de Smet : restio ad addormentarsi, dopo averle provate di tutte, a Jan viene in mente di far « pucciare » al figlio il dito immerso precedentemene in una delle birre prodotte (allora) in casa. L’esperimento sortisce l’effetto sperato, e il figlio si addormenta placidamente. Produce attualmente 3 birre « stabili » (Blond, Bruin e Tripel) e una stagionale (Winter).
Brouwerij Slaapmutske
Oefenpleinstraat 15
9090 Melle
Tel/Fax: 0032 9 2319386

martedì 2 dicembre 2008

Sondaggio

Post per segnalarvi il sondaggio che abbiamo pensato di proporvi (qui a destra..).

Quale altra nazione birraria ti piacerebbe che fosse inserita nel catalogo di Birrerya.com con prodotti artigianali?

Anche il 2008 stà per essere archiviato. Abbiamo pensato di girarvi la domanda che ci è nata partecipando (e organizzando..) ad eventi nazionali ed internazionali. La birra artigianale vive ed in molti casi stà molto bene anche in altre terre lontane dal Regno Belga: la cultura e la tradizione anglosassone e tedesca, l'America - la nuova frontiera, l'Italia in grande crescita qualitativa.

Date la vostra, o le vostre, risposte..vediamo un pò cosa dice la gente..la gente che beve birra.

Witte Trappist


La prima trappista blanche, questa della La Trappe; una mezza delusione però. Non che sia una birra ordinaria, ma è un po’ troppo “piatta” per essere una blanche, costruita bene, ma con poca fantasia e scarsa varietà. Colore biondo, limpido, schiuma fine di media persistenza; la prima mezza delusione viene dal naso, fresco e pulito, ma senza quegli accenni speziati che di solito fanno la ricchezza di una blanche. Poco coriandolo, quasi nulla di citrico, lievito a sprazzi. Il corpo è un po’ meglio: rotondo ed equilibrato, dalla frizzantezza spiccata, ha una corsa veloce e pulita (forse anche un pochino troppo), lascia il palato estremamente pulito, con una leggera vena amarognola che si presenta nel finale sui lati della lingua. Anche nel gusto non molta ricchezza, poca varietà, un compitino eseguito bene, ma un po’ troppo alla svolta. Un quasi clone della triste Hoegaarden di questi ultimi tempi. Alc. 5,5% vol ©Alberto Laschi

La Trappe Bockbier


La prima (e fino ad ora unica) bock trappista, una delle più recenti produzione dell’abbazia olandese. Prodotta a partire dal 2004, e commercializzata solo in autunno, è una birra fatta con più di un cereale, ad alta fermentazione, rifermentata in bottiglia. Uno dei prodotti migliori della La Trappe, questa birra, senz’altro molto più “ben fatta” della Witte Trappist, l’ultima nata in casa olandese. Bel colore rosso profondo, veramente bello, con una schiuma ricca ma non molto persistente. Aroma e gusto sono caratterizzati dal malto caramellato, dallo zucchero anch’esso candito e da un luppolo con una bella personalità, che la fanno apprezzare per l’alternanza (e l’integrarsi) dei sentori amarognoli e abboccati. La sensazione finale è quella di una birra “calda”, robusta al punto giusto, dalla frizzantezza giusta (e relativamente spiccata) che ben si accompagnerebbe ad uno stufato o ad un bel tagliere di formaggi semi-stagionati. Alc. 7% vol ©Alberto Laschi

lunedì 1 dicembre 2008

't Smisje Kuvee Elektrik 979W



Birra brassata e servita il 1/07/2008 di fronte al ‘t Brugs Beertje dallo stesso Joahnn Brandt, mastro birraio (e “inventore”) della De Regenboog sul suo famoso “Regenboog tricycle”. E’ l’evento che ogni anno si ripete a Bruges, con la buona stagione, che permette agli avventori di uno dei più famosi pub del Belgio di sedersi al tavolino lungo la strada e di “farsi servire” da alcuni dei più bravi mastri birrai belgi. Quest’anno c’era appunto Johan Brandt della de Regenboog, che ha portato quasi tutta la propria produzione “stabile” ed alcune succose novità, fra le quali appunto questa Kuvee Elektrik. Che è una delle birre più luppolate del belgio (80 IBU), scura come la notte, una bomba di 9°, di alta fermentazione con rifermentazione in bottiglia. Ha una schiuma spettacolare, alta non so quante dita, che permane a lungo, lungo, lungo nel bicchiere, tanto da costringere a versare la birra a più riprese, per 5-6 minuti. Una schiuma cremosa e beige, che sprigiona un aroma ricco e robusto; luppolo, è ovvio, ma anche il rustico del legno e della terra, una sensazione granulosa di malto ed alcool, un finale leggermente floreale. E il lievito, il nuovo lievito della de Regenboog, molto acuto. Il colore, dicevo, è scuro, marrone scuro con alcuni riflessi rossastri, molto fuggevoli, dato dall’impiego di malto caramellato e zucchero candito. Il corpo è robusto, di media consistenza, anch’esso ricco delle sensazioni gustative del luppolo, molto “aggressivo”, che però si combina bene con la tostatura del malto e la dolcezza dello zucchero, generando un mix nel quale si “intravede” anche l’apparire di sentori fruttati (frutta rossa astringente). Il finale è molto lungo, deciso e di carattere, con l’amaro che la fa da padrone, condizionando lingua e palato per lungo tempo. Una birra difficile da dimenticare, che molti sperano sia inserita nella (già amplissima) gamma delle produzioni stabili di questa splendida birreria artigianale. Alc. 9% vol ©Alberto Laschi
©Foto Filip Geerts - Belgian Beer Board

mercoledì 26 novembre 2008

Tsjeeses

Birra che ha ricevuto nel 2006 il premio come miglior birra di Natale al festival delle birre di Natale di Essen. Il nome non è altro che una espressione gergale olandese atta ad esprimere meraviglia, ed equivalente, si può dire,all’inglese: “Oh, Jesus!”. Fatta maturare per 8 mesi a 10° celsius con in infusione uva, arance ed albicocche, per la sua brassatura sono impiegati il malto polacco Marynka e il Brewers Gold. Il tutto da vita ad una birra massiccia, notevolmente robusta, dal corpo che dà delle vere e proprie spallate gustative per farsi posto. Se devo dirla tutta, un po’ troppo alcolica, o meglio, con la parte alcolica che la fa un po’ troppo da padrona. Bello il colore, di un arancio torbido ed intrigante, con abbondante residuo in sospensione. La schiuma non può che essere fine e poco persistente. Un po’ scarna la parte aromatica, con poche note fruttate, un leggero lievito e abbondanti sentori alcolici. Il corpo: difficile trovare un rafforzativo di “massiccio”, ma un questo caso ce ne sarebbe bisogno: è birra quasi solida, non liquida, un po’ troppo “pesa” da mandare giù. L’alcool, è imponente, non squilibrato, ma comunque invadentissimo, si fa largo su tutto il resto; resta un poco di “spazio gustativo” per un frutta bianca matura, una leggera astringenza di frutta rossa e la quasi assenza di luppolo. Finisce lunga e robusta. Adatta per un dopo cena, di quelli che un bicchiere e a letto subito dopo. Alc. 10% vol ©Alberto Laschi

mercoledì 19 novembre 2008

Straffe Hendrik Bruin


Prodotta dalla RIVA NV dal 1988 al 2004. Colore vermiglio un po'nebbioso, testa brunastra media, abbastanza stabile. L'aroma è molto alcolico , abbastanza maltato, con note di liquirizia. Gusto maltato, abbastanza metallico, con note comunque abboccate; abbastanza pesante il corpo, con profumi di note del foglio del sigaro, cioccolato agrodolce, vinoso. L'effetto nella bocca è un poco sciropposo ed appiccicoso. Ottima birra, in generale, un po’ squilibrata nella componente alcolica, che appare con un po’troppa evidenza nelle’evoluzione del gusto. Finale lungo ed abbastanza gradevole, che ripropone pari pari le note gustative del palato. Alc. 8,5% vol ©Alberto Laschi

Malheur Dark Brut


Questa birra viene fatta riposare per 6 mesi in speciali botti di quercia americana trattata. E' veramente splendida, non ha niente da invidiare a un qualsiasi altro brut "di spremitura d'uva"; in più si sposa perfettamente con il cioccolato, così com'è nella dichiarazione d'intenti scritta sull'etichetta. Ha un bel colore mogano scuro, limpido, schiuma ricca e fine, non molto persistente. Ha subito l'aroma fresco e secco della frutta secca (mandorle, nocciole), con una leggera torrefazione e un tocco di lievito. Il corpo è rotondo, splendidamente beverino, che non fa "pesare" la robusta gradazione alcolica. Di frizzantezza spiccata, lascia sempre il palato pulito e asciutto, con le note ripulenti della nocciola, del malto tostato, del lievito, il tutto in un mix sapiente di morbidezza e asciuttezza. Ha corsa equilibrata, riazzera le sensazioni fino alla bevuta successiva, così come dev'essere per una birra che si sposa al cioccolato. Alc. 12% vol ©Alberto Laschi

Malheur Cuvée Royale


Questa birra è stata brassata per la prima volta nell'occasione die festeggiamenti per il 175° anniversario del Regno del Belgio, e segue fedelmente i dettami del metodo champenoise. Bell'esempio produttivo, raffinato, appagante. E' una birra di 9° che ricorda molto nella sua struttura un champagne brut, abboccato, equilibrato, rinfrescante. Ha schiuma corposa, cremosa, abbondante, un bel colore dorato carico, una frizzantezza media. Ha aroma ricco di malto, con alcune note citriche, un sentore diffuso di luppolo, assieme ad un aroma persistente di mele bianche. Ha corpo rotondo, equilibrato, che nella corsa finale ricorda proprio quella di uno champagne, lascia un palato rotondo e morbido, con una nota abboccata diffusa, persistente ma non invadente, robusta di alcool senza esserne travalicata. Alc. 9% vol ©Alberto Laschi

Malheur Brut Reserve

Altra produzione di alta gamma della Malheur, con questa brut Riserve che, affinata fino a tre volte in bottiglia, raggiunge la consistete gradazione di 11° alcolici. Un vero e proprio brut, adatto più che per gli aperitivi, per un dopo pasto robusto e meditativo. Molto meno carbonato degli altri brut, questa birra/spumante ha colore dorato, spuma abbondante e a bolle grosse, che si deposita abbastanza rapidamente. Robusto, al limite dell'eccessivo, il corpo, dalla forte componente alcolica, che satura il palato e riscalda prontamente con note amare di miele e astringenti di luppolo. Non ricchissimo il palato, con le sensazioni "classiche" di una blonde strutturata e consistente, un po' più ricco l'aroma, con un tocco di lievito e un sentore rustico e terragno che la rende abbastanza attraente. Lunga la corsa finale, calorosa e improntata a sensazioni amare diffuse. Alc. 11% vol © Alberto Laschi

Malheur "12"

Il doppio dei gradi, e comunque il doppio dei complimenti, rispetto alla 6° (ma non ci voleva molto). Bevuta in una versione ibrida: nuova etichetta ma vecchio formato da 0,25, mentre ora è imbottigliata dalla Affligem (chissà poi perché …) in bottiglie da 0,33. Schiuma inizialmente abbondante e cremosa, che poi svanisce mediamente svelta, bel colore marrone scuro, quasi impenetrabile, con leggeri riflessi ramati. Bel naso, tostato, ma anche relativamente dolce di cereale, con un timido carattere rustico/speziato. Il corpo è veramente ben fatto, consistente ma anche molto equilibrato, che si fa bere volentieri, al di là della massiccia alcolicità. Rende l’idea di una birra dotata dei toni caldi del cioccolato, del caramello, del miele, con una luppolatura abbastanza buona che viene fuori nell’elegante finale, relativamente asciutto. Buona, beverina, non aggressiva, ma l’ingresso sulla scena della Affligem(Heineken) lascia un po’ interdetti a riguardo del futuro (o anche del presente?). Alc. 12%vol © Alberto Laschi - Foto ©Filip Geerts (Belgian Beers Board)

Malheur "10"

Forte birra delle Fiandre, dalla struttura e dalla caratteristiche comuni a molte altre birre della stessa tipologia. Schiuma fine, bel colore dorato carico, limpido, dal naso non raffinato di malto e di alcool. Poco frizzante, ha corpo chiaramente consistente decisamente amara, robusta di alcool. Finisce sufficientemente lunga. Alc. 10% vol ©Alberto Laschi

Malheur "6"


Una birra della quale nessuno sentiva la necessità: non riempie nessun vuoto, né qualitativo, né commerciale. Di bionde leggere luppolate in Belgio ce ne sono a bizzeffe, quasi tutte migliori di questa 6°, che la De Lantsheer qualifica come “piacevole birra da esportazione” (forse perché in Belgio nessuno se la beve?). A parte gli scherzi, una birra banale, non sciatta, ma costruita bene secondo criteri al ribasso. Biondina, schiuma fine e non molto persistente, e poi il festival dell’ovvio: scarso naso, monocorde sull’erbaceo, corpo snello, leggermente acquoso, ricco solo di amarognolo, con secchezza finale diffusa. Non si fa bere nemmeno con eccessiva facilità, e non è poco per una biondina di 6° appena ... Alc. 6% vol ©Alberto Laschi

martedì 18 novembre 2008

Malhuer Brouwerij

Il birrificio Malheur si trova a Buggenhout, nelle Fiandre Orientali. Incontro Manu De Landtsheer durante il mio ultimo viaggio ad Ottobre. Lo ringrazio “pubblicamente” per la sua disponibilità e simpatia.

Manu, perché Malheur.. malefico?
La “leggenda” vuole che un vecchio abitante del villaggio assaggiando la nostra birra abbia detto che era “malefica per quanto buona”.. Malheur è una parola ambigua in fiammingo, può assumere un significato sia in senso positivo che negativo.. mi è piaciuta l’idea dal punto di vista della comunicazione.

Come nasce il birrificio?
Il Birrificio così come lo stai visitando è stato "modernizzato" nel 1997.
Il mio avo Balthazar De Landtsheer i primi del ‘800 aprì una birreria che chiamò “De Halve Maan” a Baasrode nelle Fiandre Occidentali. Suo nipote, Emmanuel, proprio in questo edificio a Bugghenout trasformò lo stabile adibito a Taverna (attiva già del 16°secolo) in birrificio chiamandolo “De Zon” (arancione)..è per questo che usiamo tutto questo arancione! Fermata l’attività di produzione dopo la seconda grande guerra mio nonno incominciò a commercializzare birra. Importava Pilsner Urquell ed era il fiduciario per i Trappisti di Westmalle e del birrificio Lamot di Mechelen, oggi chiuso. Mio padre Adolf è stato sindaco per 33 anni di Bugghenout ed è in suo onore che ripresi la produzione di birra nel nostro villaggio.

Mi presenti le “tue” birre?
Usiamo solo acqua, luppolo, malto, lievito e zucchero.. abbiamo cercato di creare un gusto “malheur” che riesca ad affascinare gli amanti della birra. Abbiamo la “6”, una piacevole birra da esportazione con un amaro leggermente accentuato ed un finale molto lungo. La “8” , una chiara nata per l’esportazione matura per ben due mesi nelle nostre cantine. La “10”, una birra Speciale con 10% alc.; birra dal colore dorato, molto corposa. La “12”, una scura a 12% alc. molto bilanciata.. pericolosa a bersi. Poi abbiamo le nostre birre Brut.. le prime birre Brut!

Scusami.. a Bugghenout ci sono due birrifici.. voi e Boostel.. è strano che contemporaneamente sul mercato escano “due” prodotti di nuova concezione, no? Chi è stato il primo?
Nel passato le due famiglie non si amavano troppo. a me non interessano più queste gelosie di paese ma ti dico che l’idea di una birra con il metodo champenoise è stata mia. Penso che ci sia stata una fuga di notizie quando raccontai a Michael Jackson la mia idea, durante una sua visita a Bugghenout.. qualcuno del suo entourage deve aver accennato la cosa all’altro birrificio ed adesso abbiamo 2 birrerie dello stesso villaggio che producono birre con il metodo champenoise.

Malheur Brut e Dark Brut.
La Brut ha 11% alc. abbiamo studiato il processo produttivo applicato allo Champagne. Le bottiglie , in una prima maturazione, vengono tenute inclinate con la testa verso il basso. I lieviti confluiti nel collo della bottiglia vengono “fatti uscire” con il metodo del dégorgement, proprio dello champagne. Il procedimento è affascinante e costoso allo stesso tempo, ma sono orgoglioso del risultato finale. La Dark Brut, una scura a 12% alc., è prodotta con lo stesso metodo della Brut Originale ma viene fatta invecchiare in botti affumicate di rovere.. fatte costruire appositamente negli Stati Uniti. Il risultato è una birra molto complessa con aromi di cafè, cioccolato, madeira ma con gusto asciutto. Amo questa birra..

Cosa significano le “MM” sull’etichetta della “10”?
La birra è stata lanciata sul mercato nel 2000. MM corrispondono ai numeri romani per scrivere “duemila”.










Passiamo alla sala degustazione.. Manu mi spilla una "6" (mah..) ed una "12" (ci siamo un pò di più)..alle 11 di mattina è un bell'inizio di giornata!!

Per visitare il Birrificio basta scrivere una email a info@malheur.be


Malheur Bieren
Mandekensstraat 179
9255 Buggenhout
Tel +32 52 33 39 11
Fax +32 52 34 25 28

sabato 15 novembre 2008

Tingel

Allora: penso sia (stata) l’unica bottiglia di Tingel presente sul territorio italiano; ci abbiamo messo un po’ per “farle la festa”, ma alla fine ci siamo decisi. Questo nuovo prodotto di Boelens,”agguantato” durante l’ultima spedizione in quel di Belsele, ci incuriosiva, a partire dalla materia prima con cui questa birra è stata brassata: l’ortica. Una birra un po’ “fantomizzata”, forse: nel senso che sembra che il buon Kris è sceso nell’orto di casa e ha cominciato a cercare qualcosa da mettere nella nuova cotta … e ha trovato l’ortica. Non è andata proprio andata così: la birra è stata prodotta per un Circolo Culturale di St. Niklaas e si fa bere molto volentieri. Prodotta con sole materie prime biologiche e rifermentata in bottiglia, è una bella bionda (mentre sulle foto di BBB appare di un bell’ambrato; mistero …) dalla schiuma all’inizio imponente, bianca fine e abbondante, che poi svanisce piano piano. L’aroma all’inizio sembra quasi acidulo, poi si caratterizza meglio in un astringente citrico; fiori ed erbe comunque in abbondanza, con un risultato delicato e soffuso. Corpo (7°) snello e beverino: va giù che è un piacere, senza essere però sciatta o “slavata”. Carattere erbaceo e leggermente floreale, un finale secco, moderatamente amarognolo, pulito e astringente. Se dovessi dire a cosa assomiglia di più, direi ad una Saison, ma un po’ al confine, con un erbaceo più soffuso ed una frizzantezza meno accentuata. Comunque disseta e ripulisce che è un piacere. Da risentire ancora con un po’ di maturazione in più. Assaggiata con pecorino siciliano primo sale mediamente stagionato: scelta molto azzeccata, ripulisce che è un piacere. Alc. 7% vol ©Alberto Laschi

mercoledì 12 novembre 2008

Brugse Zot Dubbel


Repetita (anche se diversa) iuvant: dopo la Zot Blond la De Halve Maan ha da poco messo sul mercato anche la “sorella” scura, una dubbel molto beverina, anch’essa. Brassata usando sei diversi tipi di malto e il luppopolo Ceko Saaz, ne è venuta fuori una classica ale scura belga, di alta fermentazione, rifermentata in bottiglia con l’aggiunta di zucchero candito. E’ sul confine fra un’ottima “industriale” e una molto buona “artigianale”, liscia e beverina, con non molto carattere, ma fatta e finita, maturata al punto giusto e imbottigliata quand’è l’ora sua. Bel colore marrone mogano, classica scjhiuma a bolle grosse non molto persistente, e aroma + palato ricchi entrambi di malto (e non potrebbe essere altrimenti) tostato con una presenza netta e pulita del luppolo, che la dà la giusta astringenza finale. Alc. 7,5% vol ©Alberto Laschi

Brugse Zot


Brassata e commercializzata dall’ aprile 2005, questa nuova birra (“brugse lunatico”) segna nell’intenzione della ditta una nuova rinascita. Si fa risalire il nome della birra alla tradizione popolare secondo la quale si narra che volendo accogliere nel migliore dei modi l’imperatore Massimiliano d’Austria nella propria città, gli abitanti di Bruges avevano organizzato tutta una serie di parate, animate da giocolieri, giullari e altri “pazzerelli”. Alla fine della giornata fu chiesto all’imperatore di investire una somma per la creazione di una scuola per giocolieri/giullari: rispose che da quanti ne aveva visti in giro per tutto il giorno, non c’era bisogno di una scuola o un riparo per loro, visto che Bruges stessa era una grande casa di lunatici. Da allora la gente di Bruges è stata conosciuta sempre come i ‘ Lunatics ‘.


Birra molto beverina, di non molto carattere, ma va giù bene: bel colore biondo dorato, schiuma fine e poco persistente, naso fresco e pulito, senza erò essere troppo caratterizzato. Si notano leggeri malti, un tocco di luppolo e una sensazione leggera, ma diffusa, di lievito. Il corpo è rotondo, un po’ acquoso e di carbonazione accentuata, con note sfuggenti di frutta bianca (mela?) e malto, con una quasi assenza di amarezza. Una birra che non è memorabile, ma che si fa apprezzare per la sua bevibilità. Alc. 6% vol ©Alberto Laschi

Brouwerij Halve Maan


La Brouwerij Halve Maan (Mezza Muna) fu fondata da Leon Maes nel 1856 a Bruges, ma documenti storici della cittadina parlano di un birrificio attivo già dal 1564 nella stessa via della Halve. Agli inizi degli anni ottanta Véronique, pronipote di Leon, lancia sul mercato una nuova birra che rivitalizza la birreria: la Straffe Hendrik.

Nel 1988 la proprietà passa alla Riva e nei locali adibiti alla produzione vennero aperti una Sala di degustazione delle birre commercializzate, un ristorante sempre molto frequentato anche dai turisti brassicoli stranieri ed un Museo.

Solo nel 2005, riammodernizzati gli impianti di produzione, la famiglia Maes riprende le redini del birrificio con il figlio di Véronique (Xavier Vanneste) che lancia sul mercato la nuova birra di Bruges: 't Brugse Zot. Questa nuova birra (“brugse lunatico”) segna nell’intenzione della ditta una nuova rinascita. Si fa risalire il nome della birra alla tradizione popolare secondo la quale si narra che volendo accogliere nel migliore dei modi l’imperatore Massimiliano d’Austria nella propria città, gli abitanti di Bruges avevano organizzato tutta una serie di parate, animate da giocolieri, giullari e altri “pazzerelli”. Alla fine della giornata fu chiesto all’imperatore di investire una somma per la creazione di una scuola per giocolieri/giullari: rispose che da quanti ne aveva visti in giro per tutto il giorno, non c’era bisogno di una scuola o un riparo per loro, visto che Bruges stessa era una grande casa di lunatici. Da allora la gente di Bruges è stata conosciuta sempre come i ‘ Lunatics ‘.

Xavier Vanneste (al centro) mentre riceve il premio al World Beer Cup del 2006, per la sua Brugse Zot, come migliore Ale Belga©Foto da www.halvemaan.be


Brouwerij De Halve Maan
Walplein, 26
8000 Brugge

Tel. +32(0)50 33 26 97
Fax +32(0)50 34 59 35






©Foto Vanessa Rusci

martedì 11 novembre 2008

Bruges – Ottobre 2008


Nella mia ultima visita in Belgio mi sono ritagliato una serata a Bruges. Se si può amare una città (dopo la mia ovviamente) direi che Bruges è dentro il mio cuore.

Capitale delle Fiandre Occidentali è una Città Museo vivente..la città Medievale meglio conservata d’Europa ed anche la più visitata. E’ anche una tappa obbligatoria per chi ama la birra. Oltre al birrificio cittadino che da poco ha ripreso la produzione (De Halve Maan) abbiamo dei “must” da "degustare".. questa volta ho dormito all’Hotel Erasmus e fatto l’aperitivo ed il dopocena al Brugs Beertje.

L’Erasmus è vicinissimo alla piazza principale di Bruges.. non proprio economico ma molto affascinante.. un aneddoto:
Avevo prenotato per email..all’arrivo vengo accolto da Tom Allewaert il proprietario, un anziano signore, che assomiglia a Cab Calloway in versione “sbiadita”..
“Ah..Italia
Yes, from Tuscany, Siena
ooh, Tuscany..Firennzze..Lorenzo..”
“Lorenzo..il Magnifico..?”
“No! Kuaska!”

Eh si..l’ombra di Kuaska echeggia dappertutto..se parli di birra in Belgio e dici che sei italiano, il primo nome che salta fuori è “Lorenzo”..bene, solo il fatto di conoscerlo mi ha fatto meritare la Suite..

Hotel Erasmus
Wollestraat 35
8000 - Brugge
Tel + 32 50 33 57 81
Fax + 32 50 33 47 27

Tappa OBBLIGATORIA a Bruges è il locale di Daisy, il 't Brugs Beertje, che quest’anno ha festeggiato i 25 anni di apertura. Il locale è in una palazzina del 1632 ed è un sogno.. molto rustico, una selezione di birre eccezionali che Daisy sceglie personalmente (della Boelens ad esempio aveva solo la WaaseWolf e stranamente non la Bieken..questo perché a dicembre "l’avrò alla spina insieme alla Santa Bee" ci spiega Daisy). Il locale (che Daisy chiama "Tasting House" e non "pub") è sempre affollato…l’80% è gente non di Bruges: ho trovato norvegesi, canadesi, americani, tedeschi, americani, giapponesi.. Durante la serata ho avuto l’occasione di parlare con uno degli organizzatori del Festival che si terrà questo fine settimana proprio a Bruges : http://www.brugsbierfestival.be/. Data un’occhiata alle birrerie che saranno presenti sarebbe un appuntamento da non perdere..peccato non essere obiqui ma solo obliqui dopo qualche birra..
't Brugs Beertje
Kemelstraat 5B
8000 Brugge
tel & fax:+32(0)50 33 96 16
email: info@brugsbeertje.be

video


Gianni

©Foto di Vanessa Rusci

lunedì 10 novembre 2008

Laboratori al Salone del Gusto

Il mio report ai tre laboratori a cui ho partecipato al Salone si concentra in questo post.

A differenza di Alberto sono stato sul classico.. Lambic con Armand Debelder della 3Fonteinen, Westvleteren con Jef van den Steen (giornalista e birraio della Glazen Toren) e il laboratorio con Teo Musso (Baladin) che ci ha spiegato la filosofia della “sua birra da divano”..la Xyauyù.

« Per il birraio le proprie creazioni sono il prolungamento della sua personalità », la frase di Kuaska si veste intorno ai tre personaggi che abbiamo incontrato. Armand e Jeff (che ha fatto una splendida introduzione storica alle birre Trappiste) con l’umiltà e la passione che li contraddistingue, ci hanno fatto immergere nel loro mondo..le degustazione sono state un viaggio di sapori : dal Lambic piatto alla stupenda (haimè centellinata) birra di Wesvleteren. Nei nostri archivi potete trovare tutto quello che vi incuriosice sulle Lambic e sulle Trappiste.

Non avevo mai incontrato Teo Musso..Matteino (Teo) Musso: il nume tutelare della birra di qualità in Italia, il santo patrono di tutti i mastrobirrai artigianali italiani, il precursore, l’innovatore, il genio birrario etc. etc. Con lui i complimenti si sprecano.. ma c’è chi lo vorrebbe santo subito, c’è chi ne costruisce già agiografie con tanto di miracoli in serie. Come poterlo descrivere in maniera un po’ più “adeguata”? Penso in due modi: il primo, quello autobiografico, quando Teo dice di sé: «La mia natura è quella dell’oste. Sono uno che accoglie. Ho viaggiato parecchio, adesso sto fermo e cerco di creare un mondo qui. Se ti muovi, non riesci, crei solo uno stile di vita, non un mondo»; il secondo invece è il vederlo attraverso gli occhi di Kuaska (suo compagno di strada della nouvelle vague birraria italiana), che lo definisce “the boy that never sleeps”, riferendosi alla sua straordinaria vitalità produttivo/imprenditoriale. Ripeto le parole di Alberto, ma come non farlo.. Teo è comunque un passo avanti, se non due.. interessante , alla fine del laboratorio, il suo appello ai birrai italiani a far nascere una loro identità..ormai la sua missione birraria vive in altri livelli e “sconsiglia” ai nuovi (troppi) birrai di prenderlo ad esempio..ognuno ha la sua storia.

Il Laboratorio si incentrava sulla Xyauyù..dalla prima prova del ’97 fino alla versione attuale in commercio…ed il racconto affascina: le prove nell’aia dei genitori..il nome suggerito dalla figlia, la ricetta tecnicamente collaudata a cui siamo arrivati. Birra (?) complessa.. Niente carbonazione.. Nel bicchiere si intrecciano profumi che rimandano a suggestioni di vin cotto, datteri e fichi appassiti. La profondita' dell'analisi suggerisce sentori di creme caramel e miele di castagno, in una cornice di toni caldi che chiude il quadro con elementi" di nocciole tostate e gradevole speziatura. L'assaggio esprime le sensazioni verificate all'olfazione diretta. L'attacco e' mediamente dolce,con un buon calore in centro bocca, di spiccata morbidezza.

domenica 9 novembre 2008

"Ai confini della Birra" - Laboratorio Salone del Gusto 2008

Pubblichiamo un secondo report di su un laboratorio di degustazione a cui abbiamo partecipato durante il Salone del Gusto. Ci stacchiamo per un momento dal Belgio raccontandovi “ Ai confini della Birra”.

(laboratorio guidato da Kuaska, venerdi 24 ottobre 2008)

Cronologicamente questo laboratorio viene prima di quello dedicato agli American Beer Poets, ma "gustativamente" l’ho messo dopo, nel senso che una volta assaggiati gli "estremismi" produttivi degli americani, i "confini" produttivi degli italiani sono stati, a mio parere, molto meno estremi, e di più facile attraversamento.

Guidati dal guru , Kuaska, ben coadiuvato da Luca Giaccone, preciso, puntuale, informatissimo, sul palco del laboratorio si sono schierati 6 mastribirrai italiani, portando con sé una bella panoramica della produzione artigianale italiana, frutto del proprio estro produttivo. E l’orizzonte gustativo che ha presentato Kuaska al folto numero dei partecipanti è apparso subito più che variegato: dalla prima lambic tutta italiana alla celebrazione del luppolo, profuso abbondantemente nella H10OP5 , passando per la birra alle carrube, per finire ad una vera e propria anteprima del Birrificio del Borgo. Pochi i preamboli; non del tutto necessari, a mio parere, quelli (ripetuti) dedicati alla "Guida alle birre d’Italia" che Slowfood ha presentato proprio al Salone di Torino, e che meriterebbe un discorso a parte (non del tutto positivo). Kuaska si è lanciato subito nella celebrazione della ricchezza del panorama birrario artigianale italiano, delle capacità tecniche di qualche mastro birraio ormai vicina all’eccellenza e della fantasia produttiva che non necessariamente (per fortuna) fa rima con "stranezze produttive". Ed ha lasciato poi che fossero i singoli mastri birrai a prendere in mano la barra del comando, perché così doveva essere.

Ha cominciato Renzo Losi, mastro birraio della Panil di Torrechiara con la sua particolarissima Divina, una lambic di 5,5°, biondo velata. E’ stato chiaro e diretto Renzo Losi nel cercare di spiegare la propria birra, o meglio, l’idea che sta prima della birra stessa: ha voluto "mettere nella birra l’aria del luogo". Birra a fermentazione spontanea, né lieviti né batteri, il mosto ha riposato per tutta una notte all’aperto, sul cassone di un camion sotto la luna piena, in modo da assimilare tutti i lieviti selvaggi presenti nell’aria stessa; usati solo malto italiano e una piccola percentuale di luppolo selvatico. Il risultato è ottimo, la birra è in una forma migliore rispetto ad un mio precedente assaggio: molto ben bevibile, il centro bocca si pulisce rapidamente e la leggera acidità ne alleggerisce il finale. Esperimento riuscito: si vede che dalle sue parti anche l’aria è buona.

E’ stato poi il turno di Beppe Vento del BI-DU, con la sua particolarissima H10OP5, che deve il proprio nome al fatto che per brassarla sono stati impiegati ben 10 tipi diversi di luppoli, usati in 5 fasi diverse della lavorazione. La cosa stupefacente, che ha lascito letteralmente tutti a bocca aperta, è stato il fatto che Beppe è stato capace di elencare (senza interruzioni o tentennamenti) i nomi di tutti e 10 i luppoli da lui impiegati. Ma erano solo le 12,30 …. e chi conosce Beppe capisce … Colpisce, comunque, la sua birra per l’equilibrio generale, aiutato anche dall’utilizzo di malto inglese pale che non contrasta i luppoli: asciutta, floreale, poco frizzante, con "la parte resinosa del luppolo che si impadronisce del fondo del palato" (Luca Giaccone dixit).

Sergio Ormea del GradoPlato poi è stato chiamato a presentare la sua eccezionale Chocarrubica, per la quale ha usato oltre all’avena (in grani e in fiocchi) e alle fave di cacao del Venezuela (tostate a Vicoforte), la carruba, un legume atipico, molto diffusa nel sud Italia. Sempre molto misurato nell’esposizione, senza nessuna falsa modestia ha detto che questa birra "gli è scappata", produttivamente parlando, guardando un documentario in Tv sul dopo guerra in Italia, con gli americani che portavano cioccolata per tutti e con il sud che subito si è organizzato a ricopiarla con quello che aveva in mano, la carruba cioè, molto simile nel gusto al cacao. La birra è uno spettacolo: densa, corposa, color nero della notte, con il palato che si riempie completamente delle note del cacao, ma non satura grazie ad una nota acidula nel finale. È una birra chewey, masticabile (semper Giaccone dixit), ed è un complimento.
Così come solo complimenti sono stati riservati alla Febbre Alta, presentata da Dano, alias di Daniele Mainero mastro birraio del Troll. Birra dalla bella storia, narrata con lucidità da Dano, che la "costruisce" con 16 erbe una sola volta l’anno, perché solo in quel periodo riesce a trovarle tutte. Nata dalla rivisitazione di una ricetta del 1600 quando si usava il gruyt, sostituito poi dal luppolo, è complessa e variegata, con l’amaro che gli viene conferito dalle foglie di carciofo e il profilo balsamico che deriva dall’uso di germogli di pino (raccolti a febbraio e quindi resinosi). E’ birra ambrata, densa, con i lieviti in sospensione e un’idea di fiori di sambuco, con un flash gustativo che la fa accostare ad alcuni amari, comunque fantasiosissima.

Dulcis in fundo, è proprio il caso di dirlo, è la Sedicigradi del birrificio Birra del Borgo, ultimo, in ordine di tempo, esperimento produttivo di Leonardo di Vincenzo. Che l’ha spiegato a tutti, a partire dalla cotta fatta nel settembre del 2007, i 20 giorni della fermentazione primaria, i lieviti di champagne, il blocco della fermentazione (fatta in barrique di rovere francese) per 6-7 mesi a causa del freddo di Borgorose, e la "ripartenza" della fermentazione in primavera. Il tutto è durato 12 mesi: ma ne è valsa sicuramente la pena. Una barley wine con i controfiocchi, dall’aroma rustico e legnoso, dal gusto liquoroso e morbido, alcolica senza essere eccessivamente potente, dal finale lungo e caldo.

Avevo detto all’inizio 6 birrifici con 6 birre, e ne ho recensiti solo 5. Per carità di patria ometto di parlare del 6° birrificio e della 6° birra: ancora oggi non ho capito cosa ci facesse, in un panorama così solido, di lunga tradizione e di provata esperienza, la prova produttiva di un giovane mastro birraio dell’Italia Centrale che di fatto si è dimostrato un vaso di coccio fra imponenti vasi di ferro. Non era proprio il caso.
Alberto Laschi